IL GRANO DI LUGLIO

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Maturo è divenuto il grano,
da verde, d’ora i suoi campi,
e con la sua testa
china i baffi al tempo galantuomo,
verso pomeriggio un rombo dal fondo,
sarà forse un trattore che taglia l’erba
o forse anticipa l’aratura,
d’improvviso passa lentamente
un auto con un lampeggiante,
precede la trebbiatrice che per strada passa,
e altrettanto lentamente, con il suo rumore passa.

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LONTANI

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Quanti artisti,
di ogni categorizzazione,
di ogni nazione, di ogni regione,
di ogni provincia, di ogni città,
ogni paesello, che sia sperduto,
oppure lontano.
Che siano antichi,
che siano moderni,
oppure futuri,
di ogni età, ma sempre giovani.
Vi mando i miei saluti, artisti sperduti.

LUCCIOLE

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Non abbiate disprezzo
di quell’insetto
che nelle notti di maggio vola,
lei è gioco dei bambini
e ricordo infantile dei grandi,
nella notte silenziosa
magicamente brilla.
Lanternina appariscente,
che cammini scomparente,
giri sola, vagabonda,
nella notte tutta fonda,
a te dedico una filastrocca,
popolare e alquanto corta;
“Lucciola Lucciola vien da me,
che ti do il pan del re,
il pan del re, della regina,
Lucciola Lucciola vien bassina.”

DELUCIDAZIONE:
Dal momento che questa filastrocca viene riportata in modi diversi, ad esempio al posto di “bassina” viene sostituito con “vicina” e altre varianti, causando disaccordi, va ricordato che la parola “Folclore” è il termine che viene usato per indicare le tradizioni popolari tramandate oralmente, di generazione in generazione, ad esempio; proverbi, filastrocche, canti, ecc. per tanto, anche con piccole varianti, ci si rivolge alla stessa filastrocca nel rispetto del folclore locale.
A tal proposito, va menzionata la nascita del giornale, che non fu solo un metodo per incentivare la rivoluzione industriale e la sua commercializzazione, ma fu anche un modo per scansare il cosiddetto “sentito dire” o “passaparola” e rendere le notizie più attendibili.
Grazie.

MAGGIO

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In un forte ronzio nel cielo
passano le api in cerca dell’arnia,
il bruco, a spirale,
sotto la foglia di trifoglio giace indisturbato,
le rose rosa che lentamente sbocciano
si mettono in posa,
si odora il filo d’erba appena tagliato,
che presto diverrà fieno imballato.
Verso sera il fedele, intona canti di preghiera
è il rosario dedicato alla Vergine Maria,
ora un Padre ora un Ave, ogni rosa a Lei è soave.

LA QUERCIA ABBATTUTA

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Triste è guardare
quella quercia abbattuta in inverno,
è stesa atterra senza fogliame
lasciando un vuoto sul posto,
avanti ad essa, dopo la strada di campagna,
gli altri alberi fanno primavera,
cosi si abbatte anche il mio stato d’animo,
che vede una vita infranta, in cambio di legna,
non crescerà più negli anni guardando l’uomo passare,
ne si poseranno più i passeri su sui rami,
ma vedrà la fiamma bruciare e le sue braci ardenti.

NOTRE-DAME

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Brucia il tetto della cattedrale,
ardono brutalmente le fiamme,
crolla la guglia mentre le sirene
impotenti suonano, mentre
il tetto in un enorme fumo bianco
mano a mano tende a scomparire.
Ma quando si stava temendo
ancor di più il peggio,
giunge il pompiere parigino
che con il suo idrante doma la belva,
l’Europa sospira un respiro di sollievo,
è salva la cattedrale di Notre-Dame,
sono salve le reliquie e la storia
di Francia.

GRIGIA GIORNATA

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Risalta nella grigia giornata di pioggia
la fucsiacea pianta di Giuda,
il gatto sornione sbadiglia rannicchiato,
le ultime gocce, penzolanti, rompono il silenzio,
una nube, come un velo le colline nasconde
e un venticello fastidioso invita ad entrare.

MARZO

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Adagiati sui rami i fiocchi di neve
del candito biancospino,
le querce dormiglione
i qui rami sono marrone,
vola la farfalla che sull’alto ramo
tende ad appoggiarsi, sfiorandolo in volo.
Alla sera dalla verde pianura,
alla sollevata montagna,
un lume qua e la si vede da vicino e in lontananza,
è il fuoco di San Giuseppe
che brucia le sterpaglie secche.

LA BESTIA DEL GÉVAUDAN

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Bête du Gévaudan.jpg
Par Anonyme — Cette image provient de la Bibliothèque en ligne Gallica sous l’identifiant ARK bpt6k1510133c/f220, Domaine public, Lien

Breve descrizione:

Nel lontano periodo del 1764 – 1767 la Francia per l’esattezza nella provincia di Gévaudan, oggi Lozère, fu terrorizzata da un enorme canide che fece 300 – 500 vittime di cui solo 136 morti vennero accertate, da qui il Governo francese inviò varie spedizioni di caccia, da singoli cacciatori di lupi come il nobile normanno d’Enneval, ad uno squadrone composto di 56 dragoni, nonché, si radunarono oltre 400 volontari. Questo animale venne soprannominato la “Bestia del Gévaudan”, fu ucciso da Jean Chastel il 20 giugno 1767, il notaio reale Roch Etienne Marin scrisse un rapporto sulle dimensioni dell’animale, di cui si riassume brevemente qui di seguito:

– Lunghezza dalla radice della coda alla cima della testa: 99 cm
– Lunghezza della coda: 21,6
– Lunghezza della mascella: 16,2
– Lunghezza della zampa: 16,2
– Larghezza della zampa: 12,2
Mentre secondo la tradizione l’animale aveva un peso superiore a 50 kg.

Osservazione sull’enorme lupo:

– Non aveva paura dell’uomo.
– Aggrediva bestiame e esseri umani.
– Non si allontanava oltre un area di 80 – 90 Km.
– L’animale attaccava da solo anziché in branco.
– Secondo una testimonianza vissuta del 1764, l’animale venne descritto come un grosso lupo, aveva una folta pelliccia nera e due grossi canini laterali.

Riflessione:

A mio dire, l’animale passato per un lupo gigante non era altro un cane incrociato, ossia un Cane Lupo, come già visto nell’osservazione sopra riportata, vengono elencati almeno cinque motivi che conducono a pensare che si sia trattato di un ibrido. Infatti a differenza del solito lupo selvatico la Bestia del Gévaudan non temeva la presenza dell’essere umano, ma bensì si avvicinava aggredendolo e aggredendo il bestiame, a differenza del lupo che si sposta in continuo movimento, la Bestia del Gévaudan non superava un area di 80 – 90 chilometri, ne attaccava in branco, mentre secondo l’antica testimonianza (1764), questo canide, veniva descritto come un enorme lupo, con una folta pelliccia nera e due grossi canini laterali. Inoltre con l’aggiunta del rapporto del notaio reale Marin il quale descrisse questo canide lungo 136,08 cm (99,00+21,06+16,02=136,08) e zampe di L16,2 x H12,2 farebbe pensare ad un incrocio nato negli anni 50 il cui nome della razza è “American Wolfdog” (Cane Lupo Americano) il cui mantello può essere di tre colori: bianco, grigio e nero, è un cane che supera i 70 centimetri al garrese, la sua lunghezza arriva fino a 140 cm di cui la coda che raggiunge tra i 30 e i 40 centimetri di lunghezza, il peso di questo cane supera anche i 40 chilogrammi. È ancora raro in Europa ma molto diffuso negli Stati Uniti d’America.
Secondo la voce Wikipedia “Bestia del Gévaudan” in lingua norvegese, una teoria sostiene che qualcuno abbia cresciuto dei lupi o dei ibridi come arma di delitto a sfavore degli esseri umani, in quanto in quel periodo i cani erano ancora usati durante le guerre, addestrati per uccidere in modo veloce ed efficace. Per tanto non è poi cosi da sottovalutare l’ipotesi che se qualcuno avesse provato odio verso la popolazione locale, il cane da guerra sarebbe stata una buona arma, per lo più crudele, in quel periodo infatti, l’uno andava contro l’altro; i cattolici contro le sette protestanti, la nobiltà contro i contadini, ecc.

Fonti:
* https://it.wikipedia.org/wiki/Bestia_del_G%C3%A9vaudan “IT” (Pagina aggiornata al 08-09-2018 ore 19:06)
* https://fr.wikipedia.org/wiki/B%C3%AAte_du_G%C3%A9vaudan “FR” (Pagina aggiornata al 02-03-2019 ore 14:05)
* https://it.wikipedia.org/wiki/Canis_lupus (Pagina aggiornata al 07-03-2019 ore 18:45)
* https://it.wikipedia.org/wiki/American_Wolfdog (Pagina aggiornata al 13-11-2018 ore 08:20)
* https://no.wikipedia.org/wiki/Beistet_i_G%C3%A9vaudan “N” (Pagina aggiornata al 14-05-2018 ore 11:35)