IL LUPO FUGGITO

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In tempi nuragici, a Mamoiada un piccolo paese della Sardegna, esisteva ormai da tempo un problema che preoccupava la popolazione locale; ogni periodo di luna piena gli abitanti erano costretti a barricarsi in casa con i forconi, perché un lupo mannaro iniziava ad aggirarsi per il paese e trovando le strade vuote, si accaniva verso il gregge provocando danni alla pastorizia. Un giorno uno dei pastori del paese, stanco della situazione in cui si trovava a che fare, mentre pascolava le sue pecore iniziò a pensare se ci fosse stato un metodo per porre fine a quelle tragiche notti di paura. Cosi, avendo avuto un idea dopo una lunga giornata a sorvegliare il suo gregge, quando tornò in paese iniziò a parlarne con i suoi amici e la voce iniziò a circolare di casa in casa, i pastori allora iniziarono ad acconciare le pellicce delle loro pecore uccise dal lupo mannaro e ne riusarono le campane, i falegnami iniziarono a formare delle maschere di legno a finché chi le indossasse non fosse stato riconosciuto dal mostro e il resto della popolazione contribuì con i campanacci delle loro mucche, cavalli, asini e muli, altri misero a disposizione vari oggetti come corpetti rossi, stivali e copricapi. Quando giunse il mese successivo, nel periodo di luna piena, i partecipanti locali si travestirono in strane creature, accompagnati a loro volta da uomini altrettanto mascherati, vestiti di bianco e rosso e con delle funi alla mano. Iniziati a mettersi in fila, iniziarono a saltare per le strade del paese con frastuono, e chi possedeva le funi tra le mani, le muoveva con aria minacciosa, come se volesse catturare qualcuno, quando il lupo mannaro ritornò per la solita abitudine, trovandosi d’avanti delle strane creature con i campanacci sulle spalle, guidati da dei uomini armati di funi pronte a lanciarle e udendo lo scampanellio delle pecore che non arrivavano mai, fuggì latrando dalla paura e non tornò mai più in paese, cosi gli abitanti, pensando che quel metodo fosse servito in futuro, diedero dei nomi a quelle strane figure; Mamuthones e Issohadores.

N.B. Racconto di fantasia ambientato in Sardegna.

FINIRÀ

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Spoglio è l’inverno,

piove in questo giorno,

dal cielo biancastro,

e dalla campagna annebbiata,

resto dietro alla finestra a guardare,

lentamente, invisibile passa il tempo,

scende lentamente la sera,

ma sembra non ritornar più,

quella libertà che prima c’era,

attendo la fine della pandemia,

spero tanto che vada via.

COMPLEANNO 2020

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Vorrei gli abbracci,

i baci e le tavolate,

e tutte le cose

che mi sono state negate,

per il mio compleanno,

non vorrei semplici auguri al cellulare,

riceverli mi fanno un po’ bene

e un po’ male,

rivorrei la libertà sparita da tempo,

rivorrei la normalità dispersa nel vento,

dov’è finita, nessuno lo sa,

e chissà se un giorno ritornerà.

Mi resta solo d’indossare la mascherina,

e cercare di riconoscere dagli occhi,

quella persona che se a meno di un metro,

mi sta vicina,

non vorrei più lavare così spesso le mani,

infondo non siamo papere

ma essere umani.

MODELLA

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Quei zigomi rifatti,
quei seni da matti,
quelle labbra gonfiate,
le pelli stirate,
eppur gli dicono sei bella,
infondo sei una modella,
chissà quante volte avremo
sentito questa rima,
per conquistar una donna
e arrivarci prima.
Ma tu sii sempre te stessa
e fregatene di quella gente
che dice: “cessa”.
La tua naturalezza ti ha premiato,
e la rifatta,
si arrabbia, fa la matta,
come è possibile,
non può essere vero,
chi la esalta, deve esser ceco davvero.
Non è così bambola vivente,
lei è nata così e non è brutta per niente.

MI PIACE (continuo)

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Tu che trotti sull’erba,
e sui ponti,
resta ancora un po’, lì su sui monti,
resta nei pressi di quei sassi,
di quella fontana che ben conosci,
non venir giù nella pianura,
dove il virus fa paura,
ma tu avanzi a passo lento,
per rifugiarti dalla neve e dal vento.

MI PIACE

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Mi piace l’autunno,
il suo fresco,
le foglie che cadono,
e il vento, maestro,
che dirige l’orchestra,
mi piace immaginare
che il covid-19 sia finito,
e danzare allegramente
per il covid sparito.

Temo di ammalarmi,
di morire non voglio,
ma voglio vedere ancora,
le verdi chiome che al vento oscillano,
e il volare degli uccelli
che al sole le loro piume brillano,
voglio andare sui monti, tra l’erba e i cavalli,
dove non si ode nemmeno, il canto dei galli.

LA COMETA NEOWISE

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Stella cometa
che in questa notte splendi,
dimmi cosa ci fai in questo 2020?,
appari sui monti
sembri indicare la meta
sei forse la stella che guidava i re magi?
e dimmi ancora, tu porti messaggi?
brilli più di un pianeta e di una stella,
sei sicuramente tu la più bella.